Gabriele Parrillo vita breve di eftimios

Ventuno “quadri”, per raccontare la storia di un ragazzo che ha smesso di vivere troppo presto. La “Vita breve di Eftimios” è evocata dal padre, che ne ricorda la lotta contro le due malattie che si sono avvicendate sul suo giovane corpo, ma soprattutto molti degli innumerevoli momenti in cui la consapevolezza dell’essere “qui e ora” ha permesso a lui e ai suoi familiari di non sprecare neanche un minuto di quei 16 anni che avrebbero potuto essere segnati solo dal dolore. Ed è proprio grazie all’insegnamento di Eftimios – colui che più di tutti avrebbe dovuto lasciarsi andare alla disperazione – che la rievocazione di quei momenti è diventata una “tragedia gioiosa”, messa in scena per la prima volta al teatro dei Contrari dal 30 maggio al 4 giugno.

Già a partire dal testo di Pasquale Misuraca, in cui l’arte, la natura, ma anche i giochi – infantili o “da grandi” – diventano metafore della vita umana, che acquista dignità solo se costellata di domande, anche se spesso destinate a rimanere senza risposta: le mille domande di Eftimios, parco nelle esigenze materiali quanto avido di sapere e di capire.

Ma soprattutto nella messa in scena, in cui la regia dello stesso autore punta sull’essenzialità, coadiuvato dalla scarna scena di Alexandra Zambà, modificata continuamente dai disegni tracciati e dai segni impressi dai movimenti del “padre” a cui da vita Gabriele Parrillo, il quale parla, e canta, a tratti danzando, a stretto contatto con la “terra” – bianca, come la tunica in cui si muove -, che trasforma con l’ausilio dei colori di altre “terre”, quelle contenute in cinque ciotole.

La stessa recitazione è improntata a questo concetto: partire dal quotidiano, dall’essenza delle cose contenuta in esso, per arrivare a un lirismo che non scada mai nel patetico.

Una sfida per chi affronta argomenti così delicati, soprattutto quando coinvolto in prima persona, come Misuraca e la Zambà, genitori di Eftimios. Il cui nome significa “colui che porta la gioia”.

Recensione di Lucio de Angelis

Al termine di una stagione teatrale è difficile imbattersi in spettacoli di particolare pregio; di solito vengono messi in scena nei teatri minori gli ‘scampoli’, che non hanno trovato prima collocazione più acconcia.

Fortunatamente, però, ogni regola ha la sua eccezione e capita di assistere anche a piccoli capolavori come ‘Vita breve di Eftimios’, ‘tragedia gioiosa’, messa in scena per la prima volta al teatro dei Contrari: sessanta minuti di inno alla vita, che dovranno avere nella prossima stagione sia teatrale che televisiva maggiore e miglior spazio.

Ne è autore Pasquale Misuraca, uomo di particolare sensibilità, che, con lirico amore, in ventuno ‘quadri’ racconta la storia di suo figlio che ha smesso di vivere troppo presto.

La piéce ricorda la lotta contro le due malattie che si sono avvicendate sul suo giovane corpo, ma soprattutto molti degli innumerevoli momenti in cui la consapevolezza dell’essere ‘qui e ora’ ha permesso a lui e ai suoi familiari di non sprecare neanche un minuto di quei 16 anni che avrebbero potuto essere segnati solo dal dolore.

Ed è proprio grazie all’insegnamento di Eftimios – colui che più di tutti avrebbe dovuto lasciarsi andare alla disperazione – che la rievocazione di quei momenti è diventata una ‘tragedia gioiosa’.

Già a partire dal testo di Misuraca, in cui l’arte, la natura, ma anche i giochi – infantili o ‘da grandi’ – diventano metafore della vita umana, che acquista dignità solo se costellata di domande, anche se spesso destinate a rimanere senza risposta. Le mille domande di Eftimios, parco nelle esigenze materiali quanto avido di sapere e di capire.

Ma soprattutto nella messa in scena, in cui la regia dello stesso autore punta sull’essenzialità, coadiuvato dalla scarna scena di Alexandra Zambà, modificata continuamente dai disegni tracciati e dai segni impressi dai movimenti del ‘padre’ a cui da vita un eccezionale Gabriele Parrillo. Il quale parla, e canta, a tratti danzando, a stretto contatto con la ‘terra’ – bianca, come la tunica in cui si muove -, che trasforma con l’ausilio dei colori di altre ‘terre’, quelle contenute in cinque ciotole.
La stessa recitazione è improntata a questo concetto: partire dal quotidiano, dall’essenza delle cose contenuta in esso, per arrivare a un lirismo che non scada mai nel patetico.
Una sfida per chi affronta argomenti così delicati, soprattutto quando coinvolto in prima persona, come Misuraca e la Zambà, genitori di Eftimios. Il cui nome significa ‘colui che porta la gioia’.

Ringraziando gli autori e l’interprete per il dono della loro emozionante arte, spero che l’auspicio formulato all’inizio diventi realtà: è sicuramente molto più educativo assistere in prime time in tv a questa performance di Parrillo, piuttosto che ad un ignobile reality.
Lucio De Angelis Quaderni Radicali

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LA LACRIMA CHE SALE recensione di Giuseppe Distefano

Ci sono storie che necessitano di essere rivelate. Con le quali misurarsi, per misurarci.
Sia che avvenga attraverso un racconto, o una scarna messinscena affidata, però, a un interprete capace di immergerci nell’universo interiore di un’anima, nei suoi pensieri, nei suoi tumulti. E lasciarci con gli stessi, che ci accompagnano. L’attore Gabriele Parrillo, nel dare voce alla Vita breve di Eftimios, ci regala tutto questo.
Scritto e diretto da Pasquale Misuraca, il breve testo rievoca la tragedia gioiosa di un figlio con una malattia mortale, che ha smesso di vivere troppo presto. Che amava la musica e gli scacchi, parlava di luce e di colori, di natura. E poneva domande.
Descritto nell’iter vissuto tra normalità e affanno, il padre sembra dipingerlo sulla carta dell’anima, e usa pennellate vigorose come ho visto uscire una sola lacrima in tredici anni di cure, scesa dal ciglio alla guancia. O era sali- ta? che fanno intuire il valore di colui che porta la gioia (Eftimios, in greco).
Pur nei limiti di una scrittura a tratti fin troppo letteraria, Parrillo cerca di piegarla alla scena, fende l’aria con i suoi movimenti, traccia segni di colore presi da alcune ciotole, rotola per terra, dialoga con un’invisibile interlocutore aprendo varchi all’immaginazione.
Non è materia facile dosare le parole per non lasciare troppo spazio alla commozione obbligata, e non farsi prendere dalle storie e dalle persone che le hanno vissute.
Parrillo sa contenere l’emozione distillandone la forza della consapevolezza.

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Pasquale Misuraca si è occupato di cinema (Angelus Novus 1987), documentario (Le ceneri di Pasolini 1994), televisione (La storia siamo noi 2001-2), giornalismo (‘Fulmini e Saette’ su Alias 2005-6), cinema digitale (Videodiario di un Re prigioniero, presentato al festival di Rotterdam 2006)

Gabriele Parrillo, dopo gli studi accademici, ha continuato la sua formazione come attore con gli studi sull’integrazione corpo-voce con Kristine Linklater e Hal Yamanouchi. Lavora in teatro dall’85 con grandi registi della tradizione, come Glauco Mauri, Peter Stein, Aldo Trionfo, Roberto Guicciardini, e della ricerca, come Federico Tiezzi, Cristina Pezzoli, Werner Waas, Alessandro Fabrizi e Marcello Cava; negli ultimi anni è attivo soprattutto a Milano diretto da Fabio Sonzogni. Al cinema è protagonista del film ‘Movimenti’ (2003) di Serafino Murri e di ‘Videodiario di un Re prigioniero’ di Pasquale Misuraca. Collabora come pedagogo presso il C.T.A. dell’Università di Roma ‘La Sapienza’.

Teatro: Teatro dei Contrari
Città: Roma
Titolo: Vita breve di Eftimios
Autore: Pasquale Misuraca
Interprete: Gabriele Parrillo
Scena: Alexandra Zambà
Ufficio stampa e promozione: Maria Rita Parisi
Produzione: AlfaZita
Periodo: dal 30 maggio al 4 giugno 2006


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la pagina di Gabriele Parrillo su arstuavitamea:
https://arstuavitamea.wordpress.com/artisti/gabriele-parrillo/
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