Gregor Schneider alla Fondazione Morra Greco di Napoli

2 dicembre 2006

Gregor Schneider26.11.2006 è il titolo della mostra che Gregor Schneider presenta a Napoli, alla Fondazione Morra Greco e nella Chiesa S. Gennaro all’Olmo sede della Fondazione Giambattista Vico.

Nel calendario luterano il 26 novembre è il giorno in cui si commemorano i defunti. Infatti, il progetto che l’artista tedesco ha sviluppato durante un suo soggiorno a Napoli è strettamente legato al tema della morte, sentimento che da sempre compenetra l’essenza di questa città, che lo malcela dietro una maschera di allegria e di vitalità.

Gregor Schneider, nato a Rheydt nel 1969, è uno degli artisti più interessanti ed enigmatici dell’ultima generazione. Nucleo centrale della sua ricerca artistica è la ricostruzione e ripresentazione claustrofobica e maniacale dei propri spazi domestici, che progressivamente trasforma attraverso un’instancabile aggiunta di muri, tramezzi, finte finestre e così via.

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fino al 10 gennaio 2007
Chiesa di S. Gennaro all’Olmo – Fondazione Giambattista Vico
Via S. Gregorio Armeno Napoli

e fino al 28 gennaio 2007
alla Fondazione Morra Greco
Via Anticaglia 17 Napoli

MAGGIORI INFORMAZIONI

Gregor SchneiderEgli costruisce pareti davanti a pareti già esistenti che spesso sembrano identiche tra loro con il risultato che le stanze diventano più piccole e le loro proporzioni alterate, fino ad avvertire quasi fisicamente un’atmosfera sempre più oppressiva senza, tuttavia, essere in grado di comprenderne la causa. Nel suo più recente lavoro, Cyro-Tank Phoenix 1-2, Gregor Schneider ha tematizzato le nuove utopie e ipotesi di eternità, in discontinuità dalle tradizionali rappresentazioni occidentali della morte. Confrontandosi con le teorie del movimento transumanista, Schneider interroga il desiderio dell’uomo per l’eternità e tocca così un tema che l’umanità in tutta la sua storia non ha mai smesso di affrontare. Le sue sculture richiamano l’attenzione sull’assenza del corpo morto dallo spazio pubblico. Per quanto il rapporto professionalizzato con la morte debba essere considerato un prodotto della cultura postmoderna, la ripugnanza nei riguardi del corpo morto è strategicamente bandita insieme a tutto ciò che lo riguarda, e questo simbolo della caducità e della transitorietà della vita sociale viene confinato in una posizione diametralmente opposta a quella del corpo eternamente giovanile. Morte, dunque, come allegoria della scomparsa e al tempo stesso come possibilità potenziale di nuova vitalità. Tutto questo contesto rimanda al suo desiderio, sino ad ora mai realizzato, di mostrare in uno spazio espositivo un cadavere, per evidenziare così la presenza del corpo morto come unità naturale di assenza e presenza, pur in tutta la sua irrisolta paradossalità. La conservazione del corpo morto mediante congelamento ha imposto una metodologia definita Crionismo, che, per i pazienti agisce come superamento del supplizio della morte. Un corpo conservato secondo tale modalità è da considerarsi morto nella dottrina medica ufficiale, mentre per i transumanisti è solo un paziente temporaneamente sospeso dalla vita. La morte viene così declassata dal suo magistero e relativizzata a una questione di prospettive. La presunta promessa del movimento transumanista denuncia il comportamento radicalmente distruttivo nei confronti del corpo morto. Nell’ipotesi dell’utopia transumanista, l’uomo deve essere migliorato in accordo allo sviluppo tecnologico, sia intellettualmente che biologicamente, di contro al tecno-totalitarismo che fa diventare merce l’illusione diffusa di assenza della morte. Il giorno del giudizio diviene, così, solo un mero problema tecnico, liberato pertanto dai modelli interpretativi del cristianesimo, ma senza poter offrire una alternativa. Il progetto transumanista dell’immortalità cerca di sospendere la morte, sia come processo biologico che come simbolo, per aprire una prospettiva di immortalità impensabile con i sistemi e le strutture attuali.

Gregor Schneider, vincitore del Leone d’Oro alla 51a Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia nel 2001, è stato invitato ad esporre in importanti gallerie di tutto il mondo, quali Galerie Luis Campaña (Colonia), Konrad Fischer Galerie (Düsseldorf), Barbara Gladstone Gallery (New York), Gallery Wako Works of Art, (Tokyo) e in altrettanti spazi pubblici come la Kunsthalle di Berna, il Portikus di Francoforte, lo Städtisches Museum Abteiberg Mönchengladbach, il Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris, Museum of Contemporary Art di Chicago, Museum of Contemporary Art of Los Angeles.

La sua maggiore opera è House ur in Rheydt, lavoro che, cominciato nel 1985, è ancora in corso.

INFORMAZIONI UTILI:

Fondazione Morra Greco +39 333.6395093
mail: info@fondazionemorragreco.it

Fondazione Giambattista Vico +39 328.4789012
mail: info@fondazionegbvico.org

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