Il Settimo Splendore. La modernità della malinconia

Palazzo della Ragione, Verona
25 marzo – 29 luglio 2007

Centottanta capolavori, suddivisi in 6 sezioni, saranno esposti a Verona a partire dal 25 marzo del prossimo anno. Le opere sono di Botticelli e del Pontormo, di Giorgione e del Lotto, di Tiziano e del Tintoretto, di Parmigianino e del Carracci, di Caravaggio e del Guercino, di El Greco e del Fetti, di Canova e di Piranesi, di Böcklin e di de Chirico, di Modigliani e Carrà, di Paolini e Pistoletto, di De Dominicis e Barni, e di molti altri ancora, Michelangelo compreso, presente in mostra con uno studio di testa per la Cappella Sistina in San Pietro, che contrassegna la malinconia profonda di un artista che nell’oscurità della materia trova il segreto miracolo della forma.

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assassinio nella cattedraleASSASSINIO NELLA CATTEDRALE, UNA MORTE PER STRAZIO
di Katiuscia Magliarisi

Assassinio nella cattedrale è la morte della scena e della recitazione. Morta pure questa col cerone.

Un testo intenso, pieno di efferatissimi balzi verso una lirica che sottrae, strappa l’attenzione dalla noia dell’allestimento. Ma non basta, avrei potuto leggermi il libro restando in pantofole comodamente a casa.
Una liturgia esasperata che, purtuttavia, non riesce ad eccedere, si ferma, non decolla ne’ affonda ma si consuma nella sala, sulla scena del martirio del povero arcivescovo di Canterbury, povero perche’ indottrina ostia ma regala noia. Un’ansia che non cresce con l’attesa di una morte annunciata. E non sono certo i figuri negli eleganti costumi dal tono alcuni pieno e altri sfumato come quello delle campiture del brano, che aiutano la piéce, ma decrescono, si sbiadiscono.
Ora perche’ tant’odio? Non è astio verso Pietro Carriglio, che ha curato scene e regia, ma amore per un’opera che con tale raffinatissima traduzione di Giovanni Raboni poteva far tremare gli affreschi della volta del teatro. Li avrebbe fatti forse danzare tutto il tempo, certo una danza macraba, una marcia funebre anticipata, a tratti mistica, ma che si fa pur ballando col coro!
E invece, a questo statico spettacolo gli si possono concedere, e senza parsimonia, solo alcuni brevissimi attimi, istanti di felice riuscita.
Quanto la similitudine del nome dell’arcivescovo con l’autore di Aspettando Godot e quanto l’idea di far esprimere in un intimo stridente urlato soliloquio l’attrice da un buco ricavato, siano stati un omaggio ai giorni felici Beckettiani, io non so. Ma me lo sono chiesto, perche’ l’immagine a cui rimanda è esattamente quella. Non so se il regista vi è inciampato, in modo accidentale. Involontario. Ma riconosco, oltre al gioco della quasi omonimia, nella buca scavata del monologo forse l’unico artifizio teatralmente riuscito.
Era interessante vedere dal loggiato il mezzo busto femminile incastonato, che, come si e’ appena detto, riporta all’opera ai piu’ nota nella celeberrima versione strehleriana.
Da salvare mettiamoci anche la persistenza emotiva del coro nel pronunciare il verso “vivendo e in parte vivendo”. Iinfine il bisbiglio seccato, spazientito, dell’arcivescovo che dopo l’ennesimo invito alla tentazione si allontana farfugliando parole, ma un vero farfuglio, un farfuglio onesto, sentito!
Questi gli unici squarci di luce o di buio profondo, a piacere, che personalmente meritano di essere considerati arte del teatro.
Peccato che per un tale numero di attori con un siffatto ronconiano allestimento che vomita nella platea tutto il posticcio di un panorama severamente immaginato (senza troppo giustificarlo), peccato che a tutte queste energie umane ed ecomomiche non sia corrisposto un risultato degno. Ma noia, liturgica noia. Sia forse questo il senso? Preferirei morire facendo ridere invece che tediando.

ASSASSINIO NELLA CATTEDRALE
Teatro Argentina
dal 7 al 22 dicembre 2006
di Thomas Stearns Eliot
Scene e regia Pietro Carriglio

scaparro

Stato d’agitazione all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica ”Silvio d’Amico” dove gli studenti lamentano uno stato di malessere diffuso, diventato ormai insostenibile e legato a gravi carenze sul piano didattico-organizzativo di alcuni membri del corpo docente.Nonostante gli allievi, al termine dell’anno accademico 2005-06, abbiano infatti prodotto un primo documento ufficiale in cui esplicitavano dettagliatamente le loro problematiche, a seguito dei primi interventi iniziali volti ad un miglioramento dei rapporti tra studenti e Istituzione, recenti avvenimenti interni hanno irrimediabilmente incrinato il dialogo proficuo che negli ultimi mesi si era instaurato.

”Lo stato di agitazione dell’Assemblea Permanente degli studenti – annunciano gli allievi della scuola – durera’ fino a quando non si riscontrera’ un concreto segnale di cambiamento didattico, organizzativo e istituzionale, vista la profonda necessita’ di rilanciare la credibilita’ e la qualita’ artistica dell’unico Istituto Nazionale di Alta Formazione Artistico – Teatrale in Italia”.

Maurizio Scaparro, a Roma per presentare la Biennale teatro di Venezia, ha espresso solidarieta’ a studenti e docenti della Silvio d’Amico. Gli allievi dell’Accademia d’arte drammatica occupano l’istituto dal 25 novembre, dichiarando “di non riconoscere piu’ il direttore Luigi Maria Musati, responsabile della crisi dell’Accademia” e chiedono l’intervento del Ministro Fabio Mussi . Anche i docenti si schierano contro Musati, dopo aver chiesto invano di reintegrare Paolo Terni come vicedirettore.

http://studentianad.blog.com/

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

TEATRO PUBBLICO INCANTO

Per un Teatro che chiude

Santa Teresa di Riva, provincia di Messina, Sicilia.
Un teatro sta per essere chiuso e distrutto davanti agli occhi indifferenti
di comuni, consorzi, amministrazioni ed enti vari.
Stiamo organizzando una maratona di tre giorni: mostre, proiezioni,
spettacoli, musica fino a notte inoltrata per tentare di impedire una
sconfitta.
Chiediamo la vostra partecipazione, basta un nome, una parola, una frase per
essere con noi il 28, 29 e 30 dicembre.

Grazie
Tino Caspanello
Teatro Pubblico Incanto

http://www.teatropubblicoincanto.it/ 

dal corrieredelmezzogiorno.it

Mercadante: Parrella sostituirà Martone – 17/12/2006

Oddati: «La novità è l’apertura alla letteratura, Valeria è la persona giusta»

valeria parrella

Coup de théâtre al Mercadante. Mentre la corsa di Ninni Cutaia verso la direzione generale dell’Eti è ben più che avviata lasciando spazio al toto-successore, a sorpresa arriva una nomina nel comitato artistico dello Stabile: una giovane scrittrice napoletana, osannata dalla critica nazionale fin dal suo primo titolo e che ha appena scritto un testo teatrale. L’identikit è inequivocabile: si tratta di Valeria Parrella, classe 1974 — premio Campiello per Mosca più balena e autrice anche di Per grazia ricevuta— che coprirebbe la casella lasciata vuota da Mario Martone. «È il nome giusto — dice l’assessore comunale alla cultura Nicola Oddati — per una serie di motivi che ho fortemente sostenuto: è una giovane donna, e questo assicurerebbe il ricambio generazionale che è sempre necessario. È una validissima rappresentante di un linguaggio altroma non distante rispetto a quello della scena. La letteratura, infatti, rappresenta un’apertura necessaria, uno sguardo ulteriore che può solo arricchire il comitato. Ma c’è anche un’altra novità. Allargheremo, infatti, il numero dei consulenti aggiungendo ancora un nome». Che è? «Di sicuro si tratta di un rappresentante del mondo teatrale napoletano, ma poiché gli scenari sono in divenire non vorrei ancora fare il nome». Aumentano i consulenti artistici e il vertice del Mercadante è quasi certo che sarà occupato da un artista, Marco Baliani, che rappresenterebbe anche la continuità culturale con Cutaia. Non c’è il rischio di uno sbilanciamento verso il côté «creativo» rispetto alla gestione manageriale che con il direttore siciliano ha dato ottimi risultati? «A controbilanciare, se ve ne fosse bisogno, la gestione in senso manageriale c’è già RosannaRummoche è presidente del consiglio di amministrazione. E poi Baliani è una figura molto particolare di teatrante e sarebbe sicuramente in grado di sintetizzare le due esigenze».

Fine Articolo

ps. (sono stato tentato di fare il titolo con “per grazia ricevuta: la parrella allo stabile di napoli” ma era meno elegante) SM

Letti e stra-letti
a cura di Maria Stella Granara

Inaugurazione martedì 19 dicembre 2006 ore 18.00

PERIODO ESPOSITIVO: dal 19 dicembre 2006 al 20 gennaio 2007
SEDE ESPOSITIVA: La Frumentaria – Piazza della Frumentaria- Sassari
ORARIO MOSTRA: tutti i giorni (esclusi domenica e festivi) 10-13 / 17-20
INFO: tel. 340.2923585
Email: caterina.ruju@tiscali.it

L’Associazione Marco Magnani è lieta di presentare la mostra Letti estra-letti, a cura di Maria Stella Granara, vincitrice del concorso PremioMarco Magnani. Giovane critica, promosso dall’associazione Marco Magnani(affiliata ARCI).
lettiLa mostra intende approfondire il significato del letto come oggetto e il significato del letto come di un qualcosa di continuamente vissuto, appunto “stra-letto”, attraverso la conoscenza dei nostri sentimenti e attraverso la conoscenza di uno “spazio” occupato per metà della nostra vita.
Il letto, luogo di ristoro e di amore, ma anche di pensiero profondo, di solitudine e di angoscia, e ancora, il letto nella sua assenza fisica e come incapacità di lettura di alcuni sentimenti, in quanto participio passato del verbo leggere.
A rappresentare il letto nelle sue diverse sfaccettature sono stati invitati
due giovani artisti: Manuela Menici ( 1977) e Antonello Plantamura (1975).
I letti-materassi di Manuela Menici vengono vissuti attraverso la loro manipolazione; l’artista li stravolge, li dipinge, li ricama, li arricchisce di nuovi elementi. I letti diventano delle ipotetiche tele nelle quali esprimere la propria femminilità. Il titolo dell’installazione “Più ore d’amore di quanto si possa ripagare” riflette la volontà dell’artista di conferire ai materassi l’identità di reperto di cronaca della nostra esistenza. I letti dipinti di Antonello Plantamura invece parlano del significato stesso della parola, il ciclo delle sue opere intitolato “Non ho letto” ci riconduce alla realtà dell’artista privo di una dimora, di un letto dove dormire, e nello stesso tempo al significato di non leggere, i titoli giocano col continuo scambio di significati ad esempio “Non ho letto nel cuore”, “Non ho letto le stelle”.
La mostra vuole dunque analizzare il “letto” come luogo delle delizie e dei tormenti, come un’isola priva delle proprie coordinate di riconoscimento.

Una rivisitazione farsesca e surreale del classico shakespeariano per eccellenza si aggiudica la terza edizione del Premio Tuttoteatro.com alle arti sceniche, intitolato a Dante Cappelletti, conclusasi ieri 17 dicembre 2006 al Teatro Valle di Roma, dove si sono confrontati i sei spettacoli finalisti di quest’anno.

Si tratta di ”Primo clown, secondo clown, Amleto” di Michelangelo Dalisi, da Napoli, vincitore del riconoscimento di euro 6000,00, quale sostegno alla produzione. La vittoria e’ andata ad un progetto di spettacolo che privilegia l’arte dell’attore e del racconto, nel solco della piu’ grande tradizione scenica, con questa motivazione: ”In una libera e astuta contraffazione di alcune delle piu’ celebri scene dell’Amleto, il gruppo napoletano rinnova tradizionali maschere comiche, attraversando e tradendo la lezione di Eduardo De Filippo e Leo De Berardinis, e contaminandola, fino a Lucio Battisti, alla ricerca di un nuovo teatro popolare. Il risultato e’ l’esilarante parodia di un classico”.

Gli altri finalisti: il palermitano Gigi Borruso con “Luigi che sempre ti penza” tratto dalle storie di emigranti degli anni ’60, il gruppo romano Santasangre con il suo portato onirico di sperimentazione, danza e suggestione, con “Spettacolo sintetico per la stabilità sociale”, Ventichiaviteatro racconta storie di terra e di guerra, tra cronaca e memoria, in “Annuska”. Un tema di scottante attualità come la violenza negli stadi è al centro, invece, di “Ultra” del gruppo Edgarluve di Livorno, che insieme all’ardito “Sweetheart, why did tou lose?” della compagnia Dello Scompiglio di Lucca (in collaborazione con Alba Theaterhuis dell’Aja) hanno partecipato al Dante Cappelletti 2006.